Giulia Calvanese

FANTASIA E SPIRITUALITA'


Nelle opere che propongo ora cerco di evidenziare due elementi fondamentali per la creazione dell’opera d’arte: la SPIRITUALITA' e la FANTASIA.


Le campiture blu oltremare in cui galleggiano dischi più chiari vogliono parlare della sfera spirituale. Il blu già di per sé è simbolo della dimensione ultraterrena. Evoca il cielo e tutto quello che sta più in alto di noi e che ci trascende.
I dischi più chiari vogliono ricordare le stelle che da sempre indicano la via a tutti coloro che viaggiano nella notte.
Semplici mappature, o bagliori che lasciano intravedere una luce perenne ed inestinguibile.

Ma il cerchio è una figura ricca di significati simbolici, dai più semplici, come l’unità e la perfezione, passando a quelli più complessi come la ciclicità infinita dell’opera alchemica (nascita-morte-rinascita).
E anche volendo spiegare schematicamente la relazione (analogie-differenze) tra Dio creatore e uomo artefice ci ritroviamo a disegnare un cerchio.
L’uomo nella sua qualità di artefice somiglia a Dio che è creatore. Dio crea dal nulla, l’uomo è capace di dare forma alla materia creata da Dio.

Dio crea e dona all’uomo la materia; l’uomo le dona forma o la modifica cercando di elevarla e di farla parlare del Mistero della sua creazione.

L’altro elemento che ho cercato di rappresentare è il motore dell’intelletto umano, la FANTASIA.
Nelle mie opere è rappresentata da increspature, a volte nervose a volte fluide, di colori brillanti che sembrano creare nuovi mondi in un susseguirsi vivace ed imprevedibile. È questo il modo che ho trovato per rappresentare la fuga inarrestabile dei pensieri.
La fantasia dà vita ad immagini che sono il riflesso del sentire profondo dell’uomo. Grazie ad essa l’uomo, immerso nel suo mondo di immagini e di rappresentazioni, riesce a tradurre quel lontano bagliore del Mistero dell’esistenza, che solo l’animo può percepire, in un’effimera immagine volatile.
L’uomo-artista in generale cerca poi di tradurre questa vaga immagine in una ancora più vaga rappresentazione materiale di ciò che è di sua natura inimmaginabile e irrappresentabile, trasformando in opera la materia fornitagli da Dio.
Si può dire quindi che l’intuizione spirituale dell’uomo passa attraverso il filtro della fantasia per poter essere in minima parte rappresentata. Come ha detto Paolo VI: “la vostra arte è quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parole, di colori, di forme, di accessibilità…”.

Nelle mie opere ho cercato di rappresentare questo processo di creazione che vede implicate in stretta relazione tra loro spiritualità e fantasia.
Materialmente nelle mie opere la sfera spirituale e quella fantastica comunicano e si fondono, dialogano e si ispirano a vicenda creando l’opera stessa.

Il perché degli strappi

Altro elemento particolarmente presente nelle mie opere è lo strappo. L’opera sembra presentarsi come frammento di una realtà più grande dalla quale è stata prelevata.
Questo comunica un senso di infinito ma allo stesso tempo di incompiutezza. Vuole porre l’accento sul fatto che quella che noi vediamo non è che la minima parte di un discorso più ampio che può continuare; dall’altra parte vuole sottolineare come ogni opera rimane inevitabilmente incompiuta, mozzata, perché non in grado di comunicare l’infinito Mistero del quale cerca di farsi ambasciatrice.