Giulia Calvanese

Sguardi Segreti Oggi e Leonardo

Simone Ferrari (Milano, 1969)
Associate Professore associato in Storia dell’Arte Moderna,
Università di Parma.


La ricorrenza del quinto centenario dalla morte di Leonardo da Vinci e l’assidua frequentazione dei luoghi topici di Milano che recano il sigillo del genio, hanno suggerito a Giulia Calvanese molteplici stimoli, cangianti e pluridirezionati. Il confronto con l’inarrivabile pittore non si configura ovviamente in termini agonistici od imitativi ma poietici, simbolici ed evocativi. Il dialogo a distanza con l’inventore della tradizione moderna produce affinità e discontinuità, riprese e sconfinamenti, allusioni e riflessioni autobiografiche.

Il punto di partenza scaturisce dal confronto con i moti dell’animo, dalla necessità di rappresentare i sentimenti e le emozioni dei personaggi rappresentati secondo un nuovo modello, artistico ed epistemologico: questo concetto - basilare per Leonardo - rappresenta uno dei fili conduttori della ricerca di Giulia e viene sviluppato in termini trasversali, coinvolgendo un’ampia gamma di stati d’animo: nelle immagini di situazioni psicologiche personali si apprezza la definizione di una propria contingenza emotiva, alternata in altre immagini a momenti di forte introspezione, dove l’empatia tende quasi allo spaesamento, per il nostalgico ma sfuggente riferimento a vicende toccanti riferite da altre persone ma non vissute personalmente.

Il confronto con opere precise del grande maestro a volte è più scoperto, altre è una pura suggestione, un valore iconico ed ideale, lo stimolo ad una riflessione personale in chiave tecnica, iconografica e simbolica. Tra le pieghe dei volti rappresentati si colgono ricordi della Scapigliata di Parma, della Dama con l’Ermellino, della perduta Leda (di cui rimangono però disegni e derivazioni), del Ritratto di profilo che gli era stato chiesto da Isabella D’Este e di cui ci rimane purtroppo soltanto il cartone preparatorio conservato al Louvre. Ma al di là di possibili e verificabili somiglianze, ciò che emerge è il confronto con alcuni paradigmi dell’epoca e del mondo leonardesco in particolare: il concetto di atmosfera, il significato dello sfumato, la definizione dei termini di luce ed ombra, il valore simbolico dei colori, il rapporto con il mondo delle idee e con il mondo della matematica.

Lo sfumato, strumento inventato da Leonardo per rendere le mutevoli e variegate manifestazioni della natura, corrisponde alla poetica di Giulia che mira non ad una puntuale esibizione di forme esatte o al canone della somiglianza, ma all’esaltazione di una sfera interiore più crepuscolare e non sempre definibile con esattezza, alla ricerca di una dimensione che a partire dall’emozione giunga a quella dello spirito, in un percorso di costante ascesa che corrisponde ad un’inarrestabile anelito che alberga nell’animo umano. All’interno di una sottile dialettica fra conoscenza sensibile e tensione spirituale, si inserisce una specifica scelta in ambito cromatico, che propone una dizione volutamente ridotta e semplificata a pochi elementi fondamentali: il terra di Siena bruciata (marrone) e l’ocra romana (oro); i due colori visualizzano coppie di opposti, simboleggiano la tensione fra la componente immanente, sensoriale e materiale e quella immateriale, intangibile e trascendente.

Proprio per la voluta assenza dell’elemento individualizzante nei dipinti esposti (ma senza per questo sconfinare in una dimensione di segno asutoreferenziale che porti all’astrazione e quindi al non figurativo), la componente esistenziale, spirituale ed ideale assume un ruolo decisivo ed autoriale. Partendo dai modelli di Leonardo, Giulia sviluppa una trama concettuale articolata, una narrazione cogitante (metaforicamente legata al “chiaroscuro del pensiero” dell’artista) che accoglie riferimenti cogenti come la sezione aurea e il riferimento al mondo platonico dell’iperuranio.

Il costante passaggio dall’elemento sensibile all’universo della trascendenza la porta a recuperare un aspetto assai dibattuto del mondo di Leonardo, il suo legame con la cultura neoplatonica e ficiniana, un tema dominante e assai pervasivo a Firenze nell’età di Lorenzo il Magnifico. Secondo Vasari, la più illustre ed autorevole fonte dell’epoca, Leonardo produceva con la sua mente sublime dei concetti e delle idee artistiche talmente potenti e profondi che poi a stento riusciva a realizzare e a manifestare attraverso le sue opere. Questa suggestiva dizione ritorna nei dipinti ora esposti, specialmente nell’immagine che rappresenta un suggestivo incontro fra idee, intese nel loro carattere di eternità, perfezione e immutabilità e quindi metaforizzate attraverso l’uso di forme geometriche regolari e con l’uso della foglia d’oro, simbolo per eccellenza della dimensione spirituale e divina nell’arte cristiana nel corso dei millenni.

I valori chiave del Rinascimento vengono sviluppati in direzioni originali ed imprevedibili: partendo dal tema del ritratto di profilo, poco amato da Leonardo perché mortificante rispetto agli agognati sviluppi psicologici e sentimentali, Giulia perviene ad inattesi ma non banali collegamenti con la sezione aurea, un tema all’epoca di grande attualità e che Leonardo avrà avuto modo di rinverdire durante il primo periodo milanese grazie alla documentata amicizia con frate Luca Pacioli, il più illustre ed inventivo matematico dell’epoca.