Giulia Calvanese
Giulia Calvanese

Memorie di Cielo


Quando parlavo con mio padre era facile incontrare il mondo dell’astrofisica, e altrettanto facile era scivolare da esso a quello della teologia, sorvolando la storia dell’uomo e dell’umano sentire.

Creare un percorso artistico su temi così ampi e universali, non è semplice. La vastità delle riflessioni e dei ricordi con cui mi sono rapportata mi ha più volte disarmata, e la mancanza di un riscontro da parte di colui col quale interagivo fino a dieci anni fa è stata la mia “spina nel fianco” nella preparazione di questa mostra.

All’inizio volevo parlare di tutto, per poi rendermi conto di non sapere abbastanza o di rischiare di cadere nella creazione di illustrazioni scientifiche simili a quelle che possiamo trovare nei libri. Da artista ho sentito la necessità di “creare” con la mia testa, prendendo sì ispirazione dall’ambito scientifico, ma proponendo opere d’arte e non teorie. Non sempre è stato facile.

Il percorso nel quale vi inoltrerete visitando questa mostra è molto variegato; è composto da opere realizzate in dieci anni dalla scomparsa di mio padre. Vi sono rimandi alla nostra storia, echi dal passato, rielaborazioni fotografiche, dipinti, ritratti, ricerche… mi sono avvicinata al Mistero e al Vuoto fino a rendermi conto che il filo conduttore di tutto il materiale raccolto era il recupero e la conservazione della Memoria. Ho cercato di affrontare temi complessi e teorie astrofisiche (come ad esempio nelle opere dedicate alla teoria dei Multiversi), ma sempre con l’intento di voler ricordare e conservare qualcosa che nello specifico poteva essere direttamente collegato alla persona di mio padre, ma che nel complesso rievocava sempre qualcosa di più “grande”.

È ormai assodato che siamo “Polvere di stelle” creati, materialmente, da esse. Siamo costituiti da particelle che sono il frutto delle reazioni nucleari che hanno avuto luogo in stelle primordiali, divenute supernovae ed ormai “scomparse” dal cielo osservabile ad occhio nudo dalla nostra piccola Terra. Il punto è che non ne abbiamo memoria né tangibile, né visiva. L’uomo però, da sempre ha guardato al cielo come al luogo da cui proviene e a cui esso ritornerà. Dalla preistoria ai giorni nostri credenze e religioni hanno questa sensazione comune. Che sia questo un indizio di una memoria inconscia e primordiale insita in noi? Anche questo fa parte del mistero della nostra esistenza.

In quanto artista alla ricerca di rappresentare l’irrappresentabile, ho cercato di recuperare in qualche modo quella che potrebbe essere una memoria visiva del cielo che ci ha generati, ascoltando e cercando di percepire il mio “cielo interiore”, ossia quel vago sentire che da lì provengo.

Giulia Calvanese, Milano 2021