Giulia Calvanese
Giulia Calvanese

A Papà


Passano gli anni e sulla banchina del tram che prendevi tu, crescono erbe selvatiche,
ma le mura di questa casa rilasciano ancora i respiri della tua presenza.
Milano è sempre grigia come quel giorno in cui ti sei lasciato andare ad una vita nuova,
e rifiorisce ad ogni primavera di luce.
Gli anni passano, sì, ma l’incedere dei tuoi passi è ancora presente oltre la porta.
La città cambia, si cancella e si riscrive sui marciapiedi che hanno seguito i tuoi giovani passi,
sei decenni sono trascorsi dalla tua infanzia che neanche tu ricordavi,
periodo inciso nella tua solitudine.
Oggi, come ieri, macchinari innalzano porte e finestre verso il cielo,
cancellando tutte le più piccole tracce di quei prati in cui,
forse,
un giorno,
hai corso dietro ad un pallone.
Cosa ne è di quel bambino serio che guarda il mondo
attraverso una fotografia dai colori tenui?
Piccolo adulto terrorizzato da tutto, sei cresciuto tu?
Dove ti trovi ora?
Sei forse nascosto tra le macchine parcheggiate sulle rotaie del tram che non passa più?
Sei sospeso tra le note di un giovane compositore austriaco che ormai non ascolto più?
Anche,
o forse.
No,
Tu ti trovi nel mio cuore,
nella mia mente,
nei miei occhi che scorrono sul traffico milanese cercando
la tua figura di uomo sempre giovane.
In ogni attimo di questa strana e meravigliosa vita saprò rievocare in me
il tuo caldo abbraccio.
sarai sempre con me,
Papà,
anche se ora voli sulle nuvole più lontane del cielo.

Milano, 10 Ottobre 2013